Sì alle punizioni come espressione di un metodo d'insegnamento: ecco quelle ancora ammesse

Sì alle punizioni come espressione di un metodo d'insegnamento: ecco quelle ancora ammesse

Secondo i giudici del tribunale di Lecce la condotta di un insegnante mirante al rimprovero aspro dell’alunno in relazione a piccole manchevolezze non costituisce né abuso dei mezzi di correzione, né maltrattamento, ma è espressione di un modo di intendere l’insegnamento e la didattica, non più attuale, ma pur sempre rientrante nel legittimo uso dei mezzi di correzione ed educazione che l’ordinamento riconosce in capo a coloro che hanno il compito, non soltanto di insegnare, ma altresì di educare.

Come riporta La Legge per Tutti, l’abuso dei mezzi di correzione da parte di un insegnante è sicuramente integrato dall’uso di sanzioni corporali, vietato espressamente dalla legge e da qualunque condotta di coartazione fisica o morale che renda dolorose e mortificanti le relazioni tra l’insegnante e la classe.

Sentenze di riferimento

Trib. Lecce sent. del 13.04.2006. (1-2) Cfr., sul tema, Cass., sez. VI, 7 febbraio 2005, C., in D&G, 2005, n. 20, 74; Cass., sez. VI, 9 gennaio 2004, F., in Riv. pen., 2004, 711; Trib. Palermo 2 dicembre 2003, in questa Rivista, 2004, 1810; Cass., sez. VI, 11 aprile 1996, Carbone, in Foro it., II, 408. Per una fattispecie analoga, v. Cass., sez. VI, 8 ottobre 2002, Celano, in Cass. pen., 2003, 1842, e in D&G, 2003, n. 3, 15. Sull’eccesso di mezzi di correzione violenti, anche se sorretto dall’animus corrigendi, cfr. Cass., sez. VI, 18 marzo 1996, Cambria, in Dir. pen. proc., 1996, 1130.

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