Scuola. Essere insegnanti oggi vuol dire combattere contro i genitori?

Scuola. Essere insegnanti oggi vuol dire combattere contro i genitori?

Il mutato rapporto tra genitori e figli finisce per impattare anche quello tra scuola e famiglie. Com’è noto a chiunque eserciti l’arte di insegnare, prende forma tra i genitori un’attitudine sempre più diffusa ad “allearsi” in un certo senso con i figli contro i docenti. Le mamme si organizzano su temutissimi gruppi Whatsapp, i papà sono sempre pronti a difendere a spada tratta i figli e a dare addosso ai docenti per un nonnulla. Com’è possibile tutto questo e come si può reagire?

“L’insegnante di terracotta” nella scuola di oggi

Dell’argomento si occupa il libro “L’insegnante di terracotta” (edito da Mimesis), uscito dalla penna di Michele Canalini, docente di italiano in un istituto professionale in provincia di Massa-Carrara. Il volume, uscito di recente, cerca di interrogarsi sul ruolo dell’insegnante nella scuola del 2019. “Oggi non c’è una vera e propria “corsa” al ruolo di docente – spiega Canalini in un’intervista a Libreriamo – nonostante ci siano tanti supplenti e siano migliaia coloro che provano i concorsi, perché la prospettiva della retribuzione media di un insegnante non attira in termini di gratificazione economica e, a seguire, di ambizione”.

Formazione e patto sociale

Ma non è solo una questione di retribuzione, quanto di formazione. “Per essere insegnanti bisogna anzitutto studiare tanto. Lapalissiano e non scontato. Poi è necessario acquisire un minimo di competenze di pedagogia e di psicologia”.

A proposito del “patto educativo” tra genitori e insegnanti, sempre più incrinato, Canalini nutre qualche perplessità. “Secondo me, più che un patto educativo tra insegnanti e genitori, oggi si dovrebbe stipulare un nuovo patto tra istituzioni in generale, cittadini e persone. E in questo patto ci dev’essere, ora più che mai, cultura. Tanta cultura. Investimenti massicci nella cultura. E, mi permetto di aggiungere, anche tanta storia”.

 

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