Quando il registro era di carta e gli alunni venivano a scuola volentieri, la lettera di una prof in pensione

Quando il registro era di carta e gli alunni venivano a scuola volentieri, la lettera di una prof in pensione

Sono una insegnante in pensione, oggi ho 70 anni e trascorso una vita come docente di italiano tra Roma e Napoli. Ricordo quando il registro era di carta. Non voglio essere nostalgica, ma a vedere cosa accade oggi nella scuola, la nostalgia mi prende brutalmente. Vedo i miei colleghi alle prese con registri elettronici, lavagne interattive, ragazzi più interattivi della lavagna stessa. Guardando questo mondo da lontano, vedo l’inferno. Forse potrò sembrare esagerata, ma la scuola era tutt’altra cosa.

Registro di carta e alunni volenterosi

La scuola era quel posto dove gli alunni venivano volentieri e stavano ore ad ascoltarmi mentre perdevo la voce leggendo Dante o spiegando i Promessi Sposi, la scuola era quel luogo magico che poteva dare un’alternativa concreta agli studenti. Si veniva a scuola per imparare e non per scaldare il banco, si veniva a scuola per vivere in armonia, per scambiarsi opinioni, per arricchirsi. Cosa faceva la differenza? Non gli insegnanti. Non me la sento di incolpare la nuova classe docente perchè in tutti loro mi rivedo. Vedo mia figlia, Federica, che come me ha scelto questo mestiere e oggi a quasi quarant’anni torna a casa e mi racconta le stesse difficoltà, gli stessi momenti no, ma qualcosa è cambiato. Non solo il registro, l’approccio degli studenti.

Oggi si va a scuola perchè la giornata è fissata in 5 ore di studio. Non importa quale lezione ci sia, quali cose nuove si potranno imparare. L’importante è porre fine alla giornata scolastica e tornare a casa per fare i propri comodi.

No, io non condanno gli insegnanti se litigano con i genitori, perchè un ragazzino che in classe non rispetta la figura dell’insegnante, è un ragazzino che non è stato educato.

di Giuseppina Panico

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