Non solo austerity, debito e "numeretti": l'UE chiede all’Italia di pagare di più gli insegnanti

Non solo austerity, debito e "numeretti": l'UE chiede all’Italia di pagare di più gli insegnanti

“La produttività tendenzialmente stagnante dell’Italia è dovuta alle debolezze del sistema di istruzione e formazione e alla scarsità della domanda di competenze elevate. Migliorare, quindi, la qualità del sistema di istruzione e formazione rappresenta una sfida importante”. E’ quanto si legge in un passaggio delle raccomandazioni inviate da Bruxelles a Roma nei giorni scorsi, riportato dal Sole24Ore.

UE chiama Italia: stipendi docenti troppo bassi

Nel momento in cui l’Unione Europea chiede all’Italia di rispettare le regole di bilancio – compreso il vituperato 3% tra Pil e deficit  – sostiene anche la necessità di “ulteriori sforzi per attirare, assumere e motivare maggiormente gli insegnanti”. La missiva dei “tecnocrati di Bruxelles”, come spesso li chiama il ministro dell’Interno Matteo Salvini, fa esplicito riferimento al tema salariale.

Gli stipendi italiani, infatti, “rimangono bassi rispetto agli standard internazionali e rispetto ai lavoratori con un titolo di istruzione terziaria. Le retribuzioni crescono più lentamente rispetto a quelle dei colleghi di altri paesi e le prospettive di carriera sono più limitate, basate su un percorso di carriera unico con promozioni esclusivamente in funzione dell’anzianità anziché del merito”.

Nessun merito e zero incentivi

L’assenza di merito – e i conseguenti incentivi – porta ad una stagnazione del settore. Il ché si traduce in una “scarsissima attrattiva della professione di insegnante per le persone altamente qualificate e in un effetto disincentivante sul personale docente, che a sua volta ha un impatto negativo sui risultati di apprendimento degli studenti”.

Per circoscrivere il ragionamento in modo attinente al contesto italiano, il Sole analizza la questione del merito. La busta paga dei docenti diventa tutt’ora più pesante solo tramite scatti di anzianità, e ogni proposta per introdurre criteri di merito si è impantanata.  Da Berlinguer, ai progetti Gelmini, al famoso bonus merito di 200 milioni di euro annui voluto da Matteo Renzi. Fondi poi ridistribuiti in piccole dosi a tutti i docenti, non quelli più meritevoli.

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