Marazzini (Crusca): "Sì ad un uso valutativo dei test Invalsi, anche se i docenti non sono d'accordo"

Marazzini (Crusca): "Sì ad un uso valutativo dei test Invalsi, anche se i docenti non sono d'accordo"

di Donatella Trotta – Il Mattino

“Sciatti, senza lingua, e ultimi in graduatoria”: così il linguista e presidente della Crusca Claudio Marazzini intitola un paragrafo della sua appassionata analisi (e difesa) del nostro idioma in “L’italiano è meraviglioso. Come e perché dobbiamo salvare la nostra lingua” (Rizzoli), commentando i preoccupanti risultati dell’indagine Ocse (Piaac Isfol 2013) sulle gravissime difficoltà di molti italiani nella capacità di comprensione dei testi scritti.

E a leggere gli ultimi dati delle prove Invalsi (per i quali il 35% dei ragazzi di terza media non comprende un testo in italiano), inevitabile interpellarlo sullo stato di salute della lingua: tra le più colte, raffinate e amate all’estero ma a serio rischio nelle competenze (attive e passive) degli italiani.

Professore, come commenta i dati Invalsi?
“Purtroppo confermano, nella sola prospettiva giovanile, i dati di una inchiesta chiave più ampia. Quella Ocse 2013, ancora attuale, che usò anche Tullio De Mauro nella sua Storia linguistica dell’Italia repubblicana, su tutta la vita dei cittadini, dalla stagione della formazione alla vita lavorativa, fino ai 65 anni. È una storia annosa, di analfabetismo di ritorno, di bassi indici di lettura e di conseguenza di scarsa capacità di comprensione linguistica. Uno scenario in cui le donne e le ragazze mostrano maggiori competenze”.

Perché sono lettrici più forti, secondo i dati Istat. Ma come giudica la validità dei test Invalsi?
“Li ritengo uno strumento importante per tentare di valutare in maniera omogenea i risultati reali del Paese rispetto a questi temi cruciali. E sarei favorevole, anche se so che molti insegnanti non sono d’accordo, ad un uso valutativo dell’Invalsi, per tastare il polso della situazione”.

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