Lettera di un papà: "A scuola ci sono persone "senza dubbio extracomunitarie". La risposta dei docenti è virale

Lettera di un papà: "A scuola ci sono persone "senza dubbio extracomunitarie". La risposta dei docenti è virale

Una lettera per chiedere spiegazioni circa la “la presenza a scuola di persone, ‘senza dubbio extracomunitarie’, che seguirebbero lezioni contemporaneamente ai bambini e che utilizzerebbero lo stesso accesso utilizzato dai bambini”. Questo è il messaggio che il papà di un bambino iscritto alla scuola Primaria “De Scalzi-Polacco” di Genova ha indirizzato al Comune.

L’assessorato genovese, per tutta risposta, ha veicolato la richiesta del genitore all’istituto con una telefonata alla DS. La replica arriva in una lettera aperta, redatta dal corpo docente e diventata virale. “La scuola – spiega la missiva – è il luogo in cui si insegna ai bambini a non fare distinzioni “di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. In altri termini, il luogo della Costituzione.

Ecco il testo della lettera

Cari genitori,
nel corso dell’ultimo Collegio Docenti del 21 maggio, la Dirigente Scolastica ha riferito di aver ricevuto una telefonata da parte della Segreteria dell’Assessore alle Politiche Educative e dell’Istruzione, Francesca Fassio, per una richiesta di chiarimenti riguardo la segnalazione fatta da un genitore della scuola Descalzi -F.lli Polacco.

Il genitore chiedeva spiegazioni circa la presenza di persone, “senza dubbio extracomunitarie”, che seguirebbero lezioni contemporaneamente ai bambini e che utilizzerebbero lo stesso accesso utilizzato dai bambini.
La Dirigente ha prontamente chiarito che, da anni, in questo plesso, al primo piano, funziona un corso di italiano realizzato dal CPIA Centro – Levante. E che, quindi, le persone incontrate dal genitore si recavano evidentemente a lezione.

Vorremmo condividere con voi alcune riflessioni che sono nate tra noi, al venire a conoscenza di questo fatto.
È noto a tutti che, da anni, l’edificio ospita una classe di alfabetizzazione degli adulti del CPIA Centro – Levante, come si può leggere sul sito della scuola. E chiaramente il corso è offerto ad adulti stranieri, non certo italiani.
Ci ha stupito che la richiesta di informazioni e chiarimenti sia stata indirizzata direttamente al Comune. Basta leggere la descrizione, pubblicata al sito, delle attività che si svolgono nella scuola. O perlomeno ascoltare quanto viene descritto e spiegato nel corso degli Open Day.
Il genitore in oggetto avrebbe potuto e dovuto, come vorrebbe la prassi, rivolgersi alle figure sempre presenti e disponibili nella scuola per avere chiarimenti circa la presenza di queste persone straniere. Il personale ATA, la Referente di Plesso, i docenti avrebbero potuto fugare qualsiasi dubbio. Ed, anzi, avrebbero potuto invitare il genitore ad incontrare il maestro Giorgio Duò, storica figura della scuola e titolare del corso.

Inoltre colpisce che tutto ciò sia avvenuto in una scuola: luogo che è per definizione e Costituzione ed inclusivo. Luogo in cui si insegna ai bambini a non fare distinzioni “di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

La nostra scuola, dopo le indegne “Leggi Razziali del 1938” è stata per qualche anno sede delle classi separate e diverse dei bambini ebrei genovesi. Il nostro archivio conserva ancora i registri di quelle classi con l’infamante timbro che indicava la “Razza ebraica” o i fascicoli personali dei docenti che furono licenziati perché ebrei. All’epoca sì che quei bambini e i loro docenti entravano ed uscivano da un ingresso diverso dagli altri! Anche per questo, ci pare significativo e al tempo stesso incoraggiante, che proprio questo edificio sia ora sede di un corso di Lingua Italiana per stranieri che accoglie e include tutti.

Questo episodio ci spinge a ribadire che solo attraverso una leale e trasparente comunicazione tra docenti e famiglie, si possono stabilire relazioni positive che possano far diventare la scuola un luogo di “incontro” e di “incontri” significativi.
La scuola non è solo luogo di apprendimenti. Ma anche occasione di crescita nelle relazioni con la consapevolezza che ogni esperienza e ogni “diversità” con cui ci si confronta possono diventare, se ben gestite, una risorsa e un arricchimento.

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