La pausa caffè è "necessario ristoro", ma i docenti non possono lasciare la classe

La pausa caffè è "necessario ristoro", ma i docenti non possono lasciare la classe

“Non può dirsi che una breve sosta per bere un caffè integri un reato, anche perché la pausa caffè è assolutamente tollerata dai contratti di lavoro e dalla giurisprudenza”. Con queste parole, lo scorso 20 febbraio, il giudice ha messo un punto alla questione dei dipendenti del comune di Palazzo Cernizzi, a Como, travolti dallo scandalo per essersi recati a prendere un caffè dopo aver timbrato il cartellino.

Archiviate tutte le accuse, la questione potrebbe espandersi anche per tutte le altre categorie perchè, come ha detto il giudice “ratio della norma è potenziare i livelli di efficienza degli uffici pubblici e di contrastare i fenomeni di assenteismo, ma non può dirsi che una breve sosta per bere un caffè, peraltro pacificamente tollerata come momento di necessario ristoro e di recupero di energie lavorative, integri una interruzione del servizio idonea a influire sul rendimento del dipendente”. Tolleranza, dunque, purchè dopo ci si metta poi subito a lavorare.

Ma cosa potrebbe accadere nella scuola dal momento che il docente non può allontanarsi dalla classe? Come noto, gli insegnanti hanno l’obbligo di vigilanza nei confronti degli studenti e quindi questo non permette loro di tardare l’arrivo in aula nè per bere un caffè, è per altri motivi. La pausa, però, è tollerata se, come spesso accade, i collaboratori scolastici ne preparano una tazza da portare all’insegnante direttamente in classe.

In quel caso, sorseggiare il caffè per qualche minuto, non costituisce alcun tipo di reato perchè l’insegnante continua a vigilare sulla classe e a svolgere la lezione, senza interrompere nessuna delle attività previste per la giornata.

Diversa è, invece, la pausa sigaretta. In quel caso, infatti, la legge stabilisce precise regole da rispettare.

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