La matematica? Si insegna attraverso il gioco. L'esperimento di Torino

La matematica? Si insegna attraverso il gioco. L'esperimento di Torino

La matematica si può apprendere anche utilizzando la forma ludica. Soprattutto in prima, quando per i bambini l’apprendimento è molto legato alla socializzazione. In un’ntervista apparsa sul Sussidiario.net emergono molti di questi interessanti profili. A parlarne sono Paola Bruno Longo, già docente nel Politecnico di Torino e Patrizia Carrucciu, docente nell’Istituto comprensivo “Alberti”, Scuola primaria “Santarosa” di Torino. Alle domande della Longo la Carrucciu offre interessanti approfondimenti. Legati all’esperienza quotidiana e di cui riportiamo alcuni brani.

“Nella mia classe, all’inizio della prima, per avviare il processo di apprendimento ho puntato sul gioco, il movimento, l’uso del corpo. Senza entrare subito negli aspetti specifici della matematica, con la difficoltà del suo linguaggio specifico. Nei primi giorni di scuola ho iniziato a proporre giochi di gruppo, spesso in cerchio. In questi giochi la memorizzazione della posizione, dei nomi dei compagni, della canzoncina di accompagnamento, mettono subito in evidenza l’approccio di ognuno e favoriscono la socializzazione”.

Quindi questi giochi hanno una duplice utilità: i bambini imparano e la maestra osservandoli impara a conoscerli?

“Esattamente. Ci avviciniamo al pensiero di ciascuno attraverso l’esperienza. E’ stato anche utile, in vista di un lavoro successivo più specifico, proporre di rappresentare con un disegno personale, libero, il gioco e lo spazio utilizzato, oppure di riflettere sul gioco fatto ripercorrendolo mediante la narrazione. Questa prima fase del lavoro mette spesso in evidenza il vissuto di ognuno, facendo emergere particolari interessanti”.

Perché nel suo racconto emerge sempre la rappresentazione, sia grafica che narrativa? Imparare a rappresentare è particolarmente utile?

“Sì, perché attraverso il disegno il bambino esprime il suo punto di vista e di fronte a richieste più specifiche è stimolato a rappresentare situazioni dove il conteggio, il confronto e l’analisi lo portano a scoprire e ad apprendere”.

Un percorso didattico, quindi, che offre notevoli spunti di riflessione. Ma che deve fare i conti anche con dei bambini “millennials” che pur apparentemente più intraprendenti dal punti di vista intellettivo rispetto alle precedenti generazioni sono anche più inclini alla stanchezza e abituati a una soglia di attenzione molto bassa.  La didattica sperimentata dalla Carrucciu fa emergere la possibilità di affrontare l’insegnamento di una materia complessa per dei bambini come la matematica in maniera più dinamica e molto apprezzata dagli alunni.

Leggi altre notizie su Scuola e Docenti e attiva le notifiche per restare sempre aggiornato.

Qui la pagina Facebook