Gioco del cucù: per un bimbo nascondersi dietro il palmo delle mani non è solo un gioco, ma molto altro

Gioco del cucù: per un bimbo nascondersi dietro il palmo delle mani non è solo un gioco, ma molto altro

Dott.ssa Antonella Sagone per Pampers.it

Ci sono, sono scomparso, ci sono di nuovo… un gioco che per il bambino è tutt’altro che banale.

Il gioco del cucù è uno dei giochi più amati da genitori e bimbi piccoli. Fin dai primi mesi l’adulto scherza col bambino, deliziandosi di fronte all’espressione attenta e preoccupata quando nasconde il volto dietro le mani. E godendo delle manifestazioni di gioia incontenibile del piccolo quando il volto amato riappare. Più tardi, sarà lo stesso bambino a riproporre il gioco ai genitori, nascondendosi magari dietro al lenzuolo e dicendo cucù per poi mostrarsi ancora e ancora senza stancarsi mai: può giocare per ore.

Questo gioco è tutt’altro che banale, perché aiuta il bambino nel fare alcune importanti acquisizioni cognitive. Attraverso il gioco Impara il concetto di permanenza dell’oggetto: le cose (e le persone) non smettono cioè di esistere nel momento in cui cessano di essere visibili.

Non è un caso infatti che il bambino inizi a riproporre attivamente il gioco proprio intorno agli 8-9 mesi, periodo che coincide con la fine dell’esogestazione, cioè il momento in cui i bambini elaborano di più il concetto di separazione dalla mamma.

Il significato

Il significato di questo gioco per un bambino piccolo non è come quello che può concepire un adulto, che sa che chiudendo gli occhi non vede più le persone intorno a lui ma gli altri lo vedono ancora benissimo. Per un bambino piccolo chiudere gli occhi e far sparire gli altri significa anche far scomparire se stessi alla vista degli altri. Infatti è solo molto più avanti che il bambino supera il “pensiero egocentrico”, cioè capisce man mano che gli altri hanno pensieri, percezioni ed emozioni diverse e indipendenti dalle proprie. E così per un bimbo piccolo nascondersi (con il cucù o, più avanti, col gioco del nascondino) significa sparire agli occhi dei genitori (e non il contrario!). Fa tenerezza infatti il modo in cui a volte i bambini ai primi passi si nascondono solo la faccia o parte del corpo, convinti di essere diventati “invisibili”!

Attraverso il nascondersi e ritrovarsi, il bambino sperimenta quindi, nella cornice sicura del gioco, l’esperienza del distacco e del ritrovamento con le persone che ama di più, cioè i genitori. Si rassicura più e più volte del fatto che le separazioni sono solo temporanee. Confortandosi con l’esperienza sul fatto che anche se a volte la mamma o il papà scompaiono, poi tornano sempre.

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