Chat dei genitori su WhatsApp, Novara: "Rischiano di diventare lo sfogatoio di genitori con problemi"

Chat dei genitori su WhatsApp, Novara: "Rischiano di diventare lo sfogatoio di genitori con problemi"

DI ANTONELLA DE GREGORIO PER IL CORRIERE DELLA SERA

Anna ammette con un’ombra di imbarazzo che la chat dei genitori, sul suo smartphone, è silenziata da mesi. Mamma di una ragazzina di terza media, di sé non rivela altro, non vuol essere tacciata di scortesia. «Ma – dice – mi è bastata una settimana per capire che non potevo interrompere il mio lavoro ogni due minuti per guardare il messaggio appena arrivato». Auguri seriali di Natale o compleanno, catene di ringraziamenti, indiscrezioni, battute da adolescenti di ritorno… «Quel tempo, io non l’avevo. Ho pensato che a un certo punto avrei comunque recuperato con calma le conversazioni».

Comunicazioni di servizio

Con i ragazzi tornati sui banchi, per i genitori riparte l’ansia da chat di classe. Quei gruppi WhatsApp cui un po’ tutti si trovano a partecipare. Nei micromessaggi si fa l’inventario delle attrezzature, si commenta il cambio di insegnanti, si incrociano domande e risposte sugli orari delle lezioni. Dibattiti virtuali che si accendono ogni pomeriggio sugli schermi dei telefoni. «Utili, certo, per le comunicazioni di servizio – avverte il pedagogista Daniele Novara – ma che rischiano di diventare lo sfogatoio di genitori con problemi o di supermamme ansiose di sollevare polveroni o di mostrare agli altri quello che si deve fare». Perché c’è sempre chi scrive un messaggio più del necessario, chi trasforma questioni nate dal nulla in problemi enormi.

Ne sanno qualcosa quei presidi che lo scorso anno scolastico hanno lanciato appelli alle famiglie per disincentivare la proliferazione o l’uso irrispettoso dei gruppi WhatsApp. «Partono magari dalla richiesta di compiti per il figlio smemorato – lamentava la dirigente di una scuola del Livornese – ma a volte arrivano a mettere in discussione la scuola, i professori, la didattica».

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