"Ce la faro?": ansie, paure e speranze del primo giorno di scuola raccontate da una maestra

"Ce la faro?": ansie, paure e speranze del primo giorno di scuola raccontate da una maestra

“Ce la farò? Sarò in grado di affrontare le difficoltà? Troverò ostacoli? Saranno superabili? Sarà un anno proficuo?”. Sono queste alcune delle domande che affollano la mente degli insegnanti in vista del primo giorno di scuola. Le elenca, in un editoriale per IlSole24Ore la maestra Antonella Bonavoglia, che lavora con bambini della fascia scolare 3/6 anni.

Il ritorno tra i banchi, secondo l’insegnante, rappresenta il vero capodanno per docenti e studenti. Una sorta di giro di boa pieno di ansie, aspettative e speranze. “Per tutti  – scrive Bonavoglia – sarà un nodo alla gola e un brivido dietro la nuca, segno di attesa, aspettativa, di timore e insieme  voglia di ripartire”.

Il ritorno a scuola: una maratona da preparare con cura

In una metafora molto eloquente, la maestra associa il percorso dell’anno scolastico ad una maratona. “Il paragone tiene – argomenta – le scarpe possono non essere adatte, può far caldo, puoi perdere il ritmo e la motivazione, puoi stancarti, puoi trovare compagni che ti spronino, altri che ti superino.  Chilometro dopo chilometro, però, ci si accorge che le gambe vanno, che è una questione “di testa”, di concentrazione, di resistenza, di equilibrio. Quasi mai c’entra il fisico. Nella corsa, come nella vita, E’ sempre, tutto in mano alla nostra mente”.

Questo è il punto centrale del ragionamento: non sul fisico – che pure risente molto del lavoro – che bisogna concentrarsi, quanto sulla mente. “Da insegnante – prosegue – devo ad esempio allenarmi al sorriso, che non è una finzione, sia chiaro. Uno di quei sorrisi di circostanza che ha il sapore di maschera carnevalesca. Allenarsi al sorriso significa saper cambiare cambiare  prospettiva quando è necessario, è un modus vivendi, è esercitare l’arte della scoperta del buono”.

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